QUANDO UN MANIFESTO DIVENTA ARTE


Una delle prime forme di pubblicità, che ha fatto la storia dell’advertising, è senza alcun dubbio il manifesto, ancora oggi utilizzato in ambito politico, artistico e aziendale.
Il manifesto nasce in Francia, nella seconda metà dell’800, quando l’aria d’innovazione si respira a pieni polmoni nelle principali città a seguito della Seconda Rivoluzione Idustriale. Per la prima volta si assiste a un aumento della produzione dei beni e ne consegue la necessità di invogliare l’acquisto. Le città sono ricche di nuovi stimoli e si inizia ad ipotizzare l’utilità di una cartellonistica in grado di conquistare lo sguardo dei passanti.

Manifesto francese

IL PADRE DEI MANIFESTI


I primi manifesti, completamente realizzati a mano, sono considerati oggi delle vere e proprie opere d’arte, infatti esprimevano appieno le correnti artistiche del periodo. Il padre del manifesto pubblicitario è Jules Chéret. Figlio di tipografo, impara l’arte della stampa in età giovanissima e ad appena tredici anni è apprendista presso un produttore di litografie. L’artista comprende che il testo non può essere l’unico elemento protagonista di una buona pubblicità e inizia a privilegiare il potenziale dell’immagine per attrarre le persone grazie alla forza dell’impatto visivo. Il progetto di Chéret mette al centro la figura femminile, un elemento che mostra un sapore squisitamente francese, le sue ragazze erano chiamate Chérettes.

Quando il boom della pubblicità su manifesto è esploso, nessuno riesce a non rimanerne estasiato. Un artista del calibro di Toulouse-Lautrec, considerato uno dei più capaci Maestri di stampa e litografia, non si è tirato indietro e ha lasciato il segno nel settore. Lo stile sintetico e lineare dell’artista trae ispirazione dalle stampe orientali. Contribuisce a creare un modo di interpretare la comunicazione visiva che sicuramente ritroviamo anche in stampe pubblicitarie più recenti. Le caratteristiche della sua opera sono: larghe campiture di colori intensi e piatti, giochi di contrasto e linee impetuose. Come Chéret, anche Toulouse-Lautrec ha dato un consistente contributo alla stampa dei manifesti pubblicitari odierna. È sua volontà creare un’immagine semplice ma potente, che attiri anche gli sguardi dei più distratti e rimanga a lungo nella mente e nell’inconscio delle persone.

Manifesto italiano Fiat


MANIFESTO ITALIANO


Il rappresentante del tricolore nella creazione di manifesti per affissione è Armando Testa, ironico disegnatore, regista, pittore, scultore, architetto, giornalista ma soprattutto un grandissimo innovatore.
Con i suoi personaggi caratteristici, i suoi slogan accattivanti e il guizzo di genio che pervade ogni sua creazione, Testa ha creato l’immaginario italiano durante il periodo del Boom Economico. All’uso creativo e maturo del folklore, del burlesco, della comicità spensierata si unisce la sua abilità di copywriter. Il mix è di immenso successo: un personaggio pittoresco e caricaturale unito ad un claim semplice ed immediato. Testa si è distino per il minimalismo del suo segno grafico e l’immediatezza comunicativa delle sue tag-lines, ossia quelle frasi, brevi e dirette che richiamano sinteticamente la vocazione dell’azienda. La sua agenzia, il Gruppo Armando Testa, è ancora oggi fra le prime in Italia, per fatturato e attività.


Tra i protagonisti del panorama del manifesto italiano, un altro grande innovatore fu senza dubbio, Leonetto Cappiello. Pubblicitario, illustratore, pittore e caricaturista italiano naturalizzato francese. Nel 1904 inizia la sua intensa attività come cartellonista, divenendo uno dei più famosi d’Europa. La sua intuizione fu proporre l’immagine al posto del prodotto. Così le sue opere si caratterizzano per la realizzazione di manifesti che, su sfondo scuro, riproducono immagini di soggetti e personaggi animati che diventano patrimonio dell’opinione pubblica, innescando quei processi di identificazione che sono peculiari della pubblicità. I suoi circa 3.000 manifesti sono rimarchevoli per l’eleganza e la freschezza del disegno oltre che per i misurati accordi cromatici. È il primo a rinnovare l’arte della cartellonistica dopo Chéret; per questo fu anche proclamato quale creatore del manifesto moderno

A cura di Alessandra Fischione

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